Tesseramento

Flat Tax documento politico

Gruppo Economia Lega Nord

 

Proposta “Flat Tax”

Obiettivo: Rivoluzione fiscale per migliorare la vita dei cittadini – Porre le basi per realizzare davvero l'utopia del “pagare meno per pagare tutti”

 

Situazione attuale:

L'analisi di cosa non vada nel sistema fiscale italiano è semplice ed è racchiusa in pochi dati

  1. Un gettito fiscale su Pil elevatissimo che pone l'Italia ai vertici mondiali per pressione fiscale (47,6% del Pil verso 30,3% media mondiale, 33,7% Svizzera, 22% USA, 37,1% Spagna, 34,7% Giappone, 10,3% India, 45,3% Germania, 33,2 Australia. Fonte: CIA World Factbook) in pratica solo alcuni stati nordici risultano con un dato superiore ma a fronte di servizi sociali imparagonabili.

  1. Un'alta evasione/elusione. Il reddito medio dichiarato è di 19mila euro lordi. La forte progressività delle aliquote ha ottenuto come risultato che solo lo 0,2% dichiara più di 200mila euro lordi (90% di questi super-dichiaranti sono lavoratori dipendenti e pensionati, categorie che in generale pagano l'80% dell'Irpef)

  1. Un'enorme complessità fiscale e un elevatissimo contenzioso spesso risolto a favore del cittadino 150mila liti pendenti. 40% tasso di vittoria del cittadino verso lo Stato. Ovviamente vastissimo è il numero di casi in cui il cittadino, pur avendo ragione, sceglie di pagare per non sopportare i costi e i tempi del contenzioso.

  1. Un grande numero di tasse slegate dal reddito con una tassazione su capitali ai vertici in Europa e tassazioni societarie in cui il gettito maggiore non viene dall'IRES bensì dalla somma di imposte non calcolate direttamente sull'effettivo reddito d'impresa

  1. Aliquote così alte che quasi tutti i tentativi di alzarle ulteriormente provocano come risultato un calo del gettito come si può leggere nel rapporto su dati fiscali gennaio/luglio 2014

Quindi la fotografia che ci torna da questi numeri è un fisco mostruoso, estremamente complicato, dove pochi pagano tantissimo (oltre il 70% del reddito in molti casi, come ammesso dallo stesso direttore dell'Agenzia delle Entrate) e nonostante ciò vengono assaliti da sanzioni spesso errate o pretestuose. Ciò rende conveniente per i percettori di redditi alti e per le società altamente profittevoli sia la delocalizzazione assoluta, con trasferimento, che relativa, per mezzo della costituzione di veicoli societari esteri. La complessità consente quindi a chi può permettersi comportamenti elusivi di sfuggire all'imposizione relativa alle fasce più alte di reddito, posizionando un'enorme onere fiscale sulle spalle del ceto medio: la quota maggiore del gettito Irpef viene pagata da chi dichiara da 35 a 70mila euro e l'identikit di questa vittima è in larga maggioranza rispondente ad un lavoratore dipendente del Nord Italia vista la disparità delle dichiarazioni medie fra (ad esempio) la Lombardia con oltre 23mila euro e la Calabria con circa 14mila incrociata col dato prima ricordato del contributo dei lavoratori dipendenti.

Il dato record della pressione fiscale attuale comporta l'impossibilità di sperare in un aumento del gettito da recupero dell'evasione perché ogni “recupero” a parità di aliquote alzerebbe ulteriormente la pressione fiscale portandola a livelli che già ora risultano largamente antieconomici, così come l'inasprimento delle tasse sta già dando evidenti segni di calo di gettito, riuscendo forse per la prima volta, a dare una verifica empirica dell'esistenza della “Curva di Laffer”, la teoria per cui esiste un livello di tassazione oltre il quale all'aumentare dell'imposizione il gettito decresce.

Non potendo quindi realisticamente puntare ad un aumento della compliance tributaria a parità di aliquote, l'unico modo per risolvere il problema rimane quindi una diversa distribuzione del carico fiscale, con un aumento della base imponibile e una riduzione delle aliquote, in modo tale da sgravare chi finora ha sopportato il peso maggiore (come si è detto, tipicamente il lavoratore dipendente del Nord) e aumentare la contribuzione di chi finora si è sottratto al versamento delle imposte con elusione e evasione. In parallelo a ciò occorre eliminare la tassazione slegata dal reddito perché, oltre ad essere profondamente iniqua, il rischio è che per mantenere irrealistici impegni europei si pensi di compensare la sparizione del lavoratore dipendente causata dalla crisi con un'aggressione a risparmi e imprese, con conseguente rischio di distruzione di valore più che proporzionale al gettito.

 

LA FLAT TAX

Pensata da Milton Friedman, teorizzata compiutamente dagli economisti americani Hall e Rabushka negli anni '80 e ormai messa in pratica da circa 40 Stati in tutto il mondo è la soluzione più pratica e fattibile all'esigenza di rivoluzionare il sistema fiscale italiano che, come abbiamo visto, risulta persecutorio per gli onesti e che ingrassa solo schiere di CAF gestiti dai soliti sindacati perchè nessuno sa districarsi fra mille articoli con deduzioni e detrazioni, rendite catastali della casa da computare e scorporare o da non conteggiare in caso di pagamento di mini IMU.

Tale tassa può essere declinata in tre modi:

 

Flat tax proporzionale:

Reddito lordo x tassa 10%

 

Flat tax progressiva:

 

(Reddito lordo – deduzione fissa per ogni percettore di reddito) x tassa 12%

 

Flat tax progressiva su base famigliare:

 

(Reddito lordo famigliare – deduzione fissa per ogni componente famiglia) x tassa 15%

 

Nel caso delle flat tax progressive (vale a dire con deduzione) l'aliquota rappresenta solo un tetto massimo all'imposizione ma l'effetto della tassa è dato indissolubilmente dalla considerazione in parallelo dell'aliquota con la deduzione. Per ottenere parità di gettito è possibile alzare in parallelo sia l'aliquota che la deduzione, in tal caso si ottiene una maggior progressività.

 

La caratteristica fondante della Flat Tax è la semplificazione brutale del sistema e l'effetto di forte cambiamento rispetto al sistema precedente: caratteristiche perfette per l'intento che si vuole raggiungere, cioè il segnare un “punto zero” del fisco con caratteristiche di shock positivo che non si riscontrerebbero in nessuna modifica non radicale del metodo al momento in vigore.

Il massimo della semplificazione e dello shock si otterrebbe con una flat tax proporzionale che tuttavia potrebbe essere oggetto di censura a fronte della necessità di avere un sistema fiscale “informato a criteri di progressività” secondo costituzione. E' vero che ciò non significa che tutto debba essere progressivo, tuttavia anche tenendo presente la diffusa esigenza di veder inclusa nel sistema tributario una differenziazione a favore delle famiglie, ragioneremo sulla flat tax progressiva con correttivo per famiglie.

Un'unica aliquota quindi e una deduzione fissa su base famigliare che ne garantisca la progressività.

 

Esempi

Pensiamo ad un'aliquota del 15% con 3000 euro di deduzione per ogni componente del nucleo familiare. In pratica per la dichiarazione dei redditi occorreranno pochi minuti: basterà calcolare i redditi lordi incassati, meno 3000 euro per ogni componente della famiglia, quello che rimane sarà tassato al 15%.

Vediamo qualche simulazione costruita a partire dalla proposta di un'aliquota del 15% con 3000 euro di deduzione fissa per ogni componente del nucleo familiare.

Un “single” che ha guadagnato 20mila euro lordi dovrebbe togliere dal reddito 3000 euro di deduzione e pagare il 15% sul restante 17000. Totale 2550 euro di tassa. Tutto finito in pochi secondi senza bisogno di alcun aiuto per la dichiarazione dei redditi.

Una famiglia di quattro persone con lo stesso reddito avrebbe 4 volte la deduzione fissa di 3000 euro e quindi potrebbe dedurre 12mila euro portando a 8000 euro l'imponibile e quindi pagando solamente 1200 euro di tassa.

In caso di famiglia con reddito pari a 25000 euro lordo percepito da entrambi i coniugi e un figlio si avrà 50000 euro di reddito complessivo meno 9000 euro di detrazione con conseguente imponibile di 41000 euro su cui si pagherà il 15% di tassa pari a 6150 euro.

Come si vede questo sistema garantisce la progressività mantenendo tuttavia la tassazione a livelli ragionevoli. Non dimentichiamo infatti che quando fu scritta la costituzione la pressione fiscale era vicina al 20% contro il 45% attuale, quindi i padri costituenti avevano sì previsto la progressività ma all'interno di una tassazione ragionevole, non confiscatoria come l'attuale.

Come detto in precedenza possono essere ottenuti effetti redistributivi maggiori o minori fissando in modo differente i parametri aliquota/deduzione a parità di gettito stimato, in tal caso la regola è che ad aliquota più alta deve corrispondere deduzione più alta (con conseguente maggiore progressività) e viceversa.

Per intendersi: con un'aliquota flat del 20% la deduzione dovrebbe essere pari a 5000 euro. Con un'aliquota al 25% (con l'ipotesi di allineare tutte le aliquote, incluse quelle dei redditi da capitale come proposto dal Prof. Dario Stevanato) la deduzione sarebbe di 7000 euro. A fronte di un onere maggiore per i redditi più alti una famiglia di 4 persone non pagherebbe alcun tributo sino ad un reddito di 28.000 euro. La scelta della combinazione ottimale di aliquota con deduzione può essere tranquillamente oggetto di discussione tenendo presente che maggiore il livello di aliquota e deduzione e maggiore la necessità di recupero di elusione/evasione “verso l'alto” mentre un'aliquota bassa con bassa deduzione si presta ad un recupero di gettito sia da parte dei redditi elevati ma anche su redditi bassi che spesso sono oggetto di evasione, indipendentemente dalla “ricchezza” del percettore. In caso di scelta di un sistema con bassa aliquota e deduzione (come nel nostro esempio del 15%) è possibile prevedere una clausola di salvaguardia che permetta al percettore di reddito basso di mantenere la tassazione attuale se ritenuta più conveniente, tuttavia la salvaguardia dovrebbe essere concessa solo previo accertamento di indigenza da realizzarsi ad esempio sfruttando l'indice ISEE (inutile accordare, come invece accade nel sistema attuale, consistenti detrazioni a chi magari è miliardario ma dichiara redditi bassi)

 

Semplicità di gestione

L'abolizione di tutte le complicazioni fiscali renderà pagare le tasse semplicissimo e immediato, come semplicissimi e immediati potranno essere i controlli. A questo punto un evasore non avrebbe più scuse e sarebbe impossibile nascondersi dietro ad interminabili discussioni su acconti, righi, detrazioni. Anche le sanzioni per chi insistesse ad evadere potrebbero diventare severissime.

Se si volessero introdurre differenziazioni regionali per creare aree a fiscalità agevolata basterebbe agire sulla deduzione fissa.

La modificazione della tassazione a scopo di stimolo/controllo dell'economia potrebbe attuarsi molto semplicemente agendo sull'aliquota.

 

Il “lordo in busta”

Il sistema fiscale così ripensato per essere pienamente efficace deve essere percepito come forte e totale discontinuità con il passato pertanto ogni complicazione legata ad anticipi di tassazione e successivi conguagli deve sparire. Il versamento deve essere unico, comprensibile, immediato ed effettuato dal cittadino. Pertanto dovrà sparire il sistema del sostituto d'imposta e della ritenuta d'acconto. Ogni compenso deve essere versato interamente al lavoratore che provvederà da solo poi al pagamento dell'eventuale tassa. Anche questa semplificazione è pensata per favorire i meno abbienti perché nel caso di una famiglia a basso reddito, in cui la deduzione fissa azzerasse la tassa, ecco che scatterebbe il vantaggio dell'intero compenso subito disponibile senza passare per il vago “credito di imposta”. Sempre nell'ottica della semplificazione il dipendente statale e il pensionato poi dovrebbe ricevere direttamente il netto pattuito senza tassazione, per evitare gli effetti distorsivi della partita di giro dello Stato che si trova a pagare un lordo su cui poi incasserà imposte. Del resto per queste categorie non ha significato la ricerca di emersione di base imponibile alla base dell'idea della Flat Tax in quanto essendo il soggetto erogante il medesimo soggetto che tassa non vi è per definizione possibilità di elusione. In linea teorica si può pensare ad eliminare anche il sostituto di imposta bancario per quanto riguarda gli interessi dei risparmi, che si troverebbero semplicemente a concorrere con il reddito normale venendo trattati con la stessa aliquota e che pertanto potrebbero essere incassati al lordo. Anche dal punto di vista del datore di lavoro la gestione paghe sarà più semplice e immediata, senza dover perdere tempo con trattenute, calcoli e versamenti.

 

I Crediti di imposta pregressi

La Flat Tax comporta l'abbandono di tutte le vecchie detrazioni e deduzioni. Eventuali incentivi per settori economici in crisi dovranno essere erogati direttamente e non annegati all'interno della fiscalità generale. I crediti di imposta maturati in passato verranno saldati con dei titoli di stato zero-coupon con scadenza pari all'anno di maturazione del credito che potranno essere immediatamente negoziati e incassati.

 

La flat tax come “tassa giovane”

Il vecchio sistema fiscale era pensato per una popolazione di lavoratori dipendenti con stipendi stabili negli anni. In realtà il mondo del lavoro attuale è fatto di forti oscillazioni di reddito, con compensi sempre più legati al successo di iniziative che spesso richiedono anni di investimenti, anche come formazione personale, per concretizzarsi. Il sistema ad aliquote punisce irragionevolmente il reddito irregolare nel tempo, una realtà ben conosciuta nel mondo delle piccole e medie imprese e degli startup, spesso prima forma lavorativa immaginata dai giovani più creativi.

Si pensi ad esempio al caso in cui un soggetto con un lavoro stabile che incassi per tre anni 30.000 euro l'anno, comparato con un giovane che lavori ad un'idea commerciale non guadagnando nulla per due anni ma riuscendo a realizzarla il terzo anno con un reddito di 90.000 euro. Con il sistema attuale il secondo pagherà molte più tasse rispetto al primo pur avendo ottenuto nel triennio lo stesso reddito. Con la flat tax la penalizzazione per la percezione di redditi irregolari nel tempo verrà largamente attenuata, evitando di ricorrere anche in questo caso ad inutili esercizi di ottimizzazione fiscale per evitare di mostrare un reddito troppo elevato in un singolo anno che verrebbe falcidiato dal fisco.

 

Gli esempi di applicazione nel mondo e i possibili rischi

Sono stati fatti tentativi di stimare il possibile ammanco fiscale passando dal sistema attuale alla flat tax ipotizzando (nel caso non si recuperasse assolutamente nulla di imponibile eluso/evaso) un calo di gettito pari a circa 40 miliardi. Posto che anche se questa assunzione totalmente irrealistica dovesse realizzarsi il rapporto gettito/pil italiano sarebbe ben lungi dal diventare insostenibile ma anzi, si porterebbe al livello di quello tedesco. Posto inoltre che il ragionamento di chi afferma che un calo di tasse deve essere finanziato per forza e sempre con un calo di spese è errato, dato che ciò comporterebbe l'assoluta impossibilità di praticare politiche anticicliche, nozione proprio alla base delle fallimentari ricette economiche dell'eurozona, in realtà trattandosi di un cambiamento totale è impossibile stimare numericamente gli esiti dell'introduzione di una flat tax partendo dalla base imponibile attuale. Occorre pertanto rifarsi all'esperienza degli stati in cui questo sistema è stato introdotto. L'esperienza empirica è sinora stata largamente positiva: in pressoché tutti i paesi in cui questo sistema è stato applicato la maggior fedeltà fiscale ha portato a gettiti in crescita, in alcuni casi un calo dell'Irpef è stato più che compensato dalle altre tasse che hanno beneficiato dalla crescita economica ma non solo, in molti casi si è avuto un fortissimo aumento. Il caso meglio studiato è stato quello della Russia, che nel 2001 ha adottato una flat tax addirittura al 13% sostituendo il vecchio sistema ad aliquote ottenendo un aumento del gettito pari al 25%. L'analisi dei dati ha confermato che il risultato è stato soprattutto dovuto proprio ad una maggior fedeltà fiscale, realizzando quindi in pieno l'obiettivo che ci si prefiggeva in premessa, ovvero il pagare di meno e pagare tutti. Ulteriori analisi comparate evidenziano che il passaggio dai vecchi sistemi alla flat tax realizza una notevole stabilità del gettito nel complesso del sistema fiscale che trova quindi un riequilibrio proprio all'interno della platea dei contribuenti. In nessun caso si è assistito ad un significativo calo del gettito e se si tolgono cali spiegabili con la congiuntura (Repubblica Ceca nel 2008, calo di gettito pari allo 0,5%) il successo del changeover appare sinora completo. Non deve quindi essere richiesta alcuna copertura al taglio e unificazione dell'aliquota. Il vecchio sistema di mettere una tassa a copertura di una spesa senza pensare che quella tassa poi produceva contrazione economica e quindi buchi in bilancio deve svanire. Contano i risultati e la copertura si avrà se le politiche funzionano. In buona sostanza la manovra si presenta sostanzialmente priva di rischio perché se la flat tax riuscisse a mantenere o incrementare il gettito attuale l'esecuzione sarebbe stata perfetta ma se il pil dovesse mantenersi stagnante poi occorrerebbe addirittura valutare un'ulteriore riduzione dell'aliquota, invece anche nel caso “peggiore” di nessun recupero di gettito l'entità anche solo potenziale dell'ammanco rappresenterebbe una misura di stimolo fiscale assolutamente compatibile con quanto sarebbe necessario per uscire dalla depressione economica. Non va dimenticato comunque che anche un'eventuale ripresa economica finché si rimane nell'euro avrebbe vita breve, perché un aumento dei consumi riguarderebbe principalmente beni esteri. Pertanto la flat tax deve essere considerata un complemento, non una sostituzione, del progetto di uscita dall'eurozona, tuttavia essa potrebbe anche essere applicata sin da subito consentendo un rilancio più efficace in vista di un prossimo certo dissolvimento della moneta unica.

 

Giustizia sociale

Se la scommessa della flat tax funzionerà quello che sembra un regalo per i ricchi si rivelerà uno sgravio per i poveri. Se ci sarà meno elusione chi ha di più contribuirà di più e volentieri perché costerà meno di inventarsi cavilli e schermi fiscali e chi ha di meno non dovrà pagare nulla.

 

Esempio:

Immaginiamo uno stato con 11 persone, 10 guadagnano 10 e uno guadagna 100.

Se la tassazione è flat al 20% chi guadagna 10 paga 2 e chi guadagna 100 paga 20 per un gettito totale di 40

Supponiamo che in questo stato il PD prenda il potere e decida di tassare al 50% chi guadagna 100 adducendo i soliti motivi: “chi ha di più deve pagare di più”, “ anche i ricchi piangano” “ci vuole giustizia sociale” ecc ecc. Ebbene, il contribuente da 100 con questa condizione se ne va nello stato vicino più accogliente fiscalmente (in Europa l'armonizzazione fiscale non è mai stata considerata) e quindi per mantenere il gettito lo stato deve raddoppiare le tasse sui “poveri” facendo pagare il 40% ad ognuno dei 10 che guadagnano 10

Supponiamo invece che si decida (incuranti dei fischi della sinistra) di abbassare l'aliquota al 10%. Se il percettore di 100 euro di reddito venisse raggiunto da altri due come lui che trovino conveniente stabilirsi qui ecco che il gettito rimarrebbe uguale (sempre 40) ma anche i “poveri” avrebbero tasse dimezzate e pagherebbero 1 invece di 2

E' più giusto nei confronti dei poveri e del ceto medio il metodo PD che lascia tutto sulle loro spalle il peso della situazione o il metodo della bassa aliquota che dimezza il loro carico fiscale?

E' più favorevole al lavoro dipendente un metodo come la flat tax che sgrava i lavoratori dipendenti fedeli dichiaranti e che convince autonomi e benestanti ad iniziare a partecipare alla contribuzione per lo Stato o un metodo come l'attuale dove tutto il carico fiscale si abbatte sul ceto medio lavoratore?

 

Il principio della Flat Tax esteso alle imprese

Anche per le imprese il sistema fiscale dovrà essere informato all'abolizione delle tasse slegate dal reddito quali l'IRAP o gli studi di settore, il cui superamento sarà oggetto di un futuro approfondimento. Le imposte dovranno essere pagate sulla base di uno schema semplificato che si avvicini il più possibile alla configurazione RICAVI-COSTI=REDDITO tassato con aliquota flat. La forte semplificazione e la certezza di non sottostare a costi insostenibili anche in caso di esercizi in pareggio o perdita provvederà l'ossigeno necessario per resistere sino al momento dell'inevitabile crollo della moneta unica, quando le normali condizioni di competitività saranno ripristinate e sarà finalmente possibile tornare a crescere.

 

Bibliografia sintetica

Hall – Rabushka: The flat tax (capitoli scaricabili gratuitamente dal sito dell'editore)

MEF – Analisi delle dichiarazioni dei redditi in Italia

Eurostat: Taxation trends in the European Union

Bellinazzo – Melis: Sconti irpef a quota 11 Miliardi – Sole 24 ore

Borghi Aquilini: In Italia il record delle tasse -Il Giornale 2012

Borghi Aquilini: Come “stanare” i ricchi tagliando le tasse – il Giornale 2006

Gorodnichenko, Martinez-Vazquez , Sabirianova Peter – Lessons from Russia 2001 Flat Tax reform

Keen, Kim, Varsano: The Flat tax, principles and evidence

Lewis: The rise of the flat tax

 

 

 

 

 

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